Film consigliato: « Arance amare »
20.08.2026
Il documentario «Arance amare» ruota attorno a Seydou Arama, originario del Mali, e Pape Diallo Kan, nativo del Senegal. Entrambi lavorano come braccianti agricoli e raccolgono arance in Calabria. Quanto emerge chiaramente dal documentario è che il loro benessere dipende in larga misura dalle modalità di produzione. A consentire la vendita degli agrumi a prezzi così bassi nei nostri supermercati sono proprio le precarie condizioni di lavoro nella produzione convenzionale, che non garantisce quasi più alcun guadagno nemmeno agli stessi imprenditori agricoli.
Succulenti fragole, arance e mirtilli freschi avanzano sul nastro trasportatore della cassa del supermercato. Come arrivano lì? È proprio questo il tema trattato nel documentario di 30 minuti «Arance amare». In Europa sono circa un milione i migranti che raccolgono frutti e verdure di questo genere. Molti di loro lavorano in condizioni precarie. È il caso di Seydou Arama, originario del Mali, che raccoglie arance nel Sud Italia, senza contratto di lavoro. Viene pagato solo per ciò che riesce a raccogliere in una giornata. «Siamo braccianti agricoli a giornata senza contratto. Se arrivano gli ispettori, sono io a finire nei guai!», afferma.
Due modelli di produzione agricola a confronto
Il documentario «Arance amare» segue due braccianti agricoli nelle piantagioni di arance della Calabria e mette a confronto la produzione di questi frutti secondo il modello dell’agricoltura convenzionale con quella praticata secondo i principi del commercio equo e solidale. I protagonisti sono Seydou Arama, originario del Mali, e Pape Diallo Kan, nativo del Senegal. Il documentario li ritrae sul lavoro, mentre raccolgono le arance, e nella vita quotidiana quando vanno a prendere l’acqua, cucinano e chiacchierano con altri braccianti agricoli. Un punto emerge subito chiaramente: le rispettive condizioni di vita e di lavoro differiscono notevolmente l’una dall’altra. Mentre Seydou Arama vive in una baracca di fortuna senza elettricità né acqua, Pape Diallo Kan abita in un alloggio vero e proprio. Seydou Arama è costretto a cambiare regolarmente impiego e lavora in condizioni precarie. Pape Diallo Kan, invece, ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e percepisce un salario regolare. Anche i due imprenditori agricoli prendono la parola e spiegano quanto guadagnano per ogni chilogrammo di arance. Grazie alla cooperativa «SOS Rosarno», nata nel 2010 a seguito di una rivolta di lavoratrici e lavoratori agricoli africani, la sua responsabile è in grado di pagare salari più alti ai braccianti e offrire loro contratti di lavoro. L’obiettivo di «SOS Rosarno» è creare una forma alternativa di produzione alimentare che si distingua scientemente dal predominio della mafia calabrese sul mercato.
Il prezzo delle arance
Il film mette chiaramente in evidenza che dietro i prezzi bassi delle arance si nasconde un sistema di sfruttamento strutturale. Se, fino all’inizio degli anni 1990, il settore agricolo impiegava soprattutto manodopera locale, quest’ultima è stata progressivamente sostituita da lavoratrici e lavoratori migranti provenienti dai Paesi dell’Europa dell’Est. Oggi, molti braccianti agricoli stagionali provengono da Paesi africani. La crescente concorrenza internazionale, il potere di mercato delle grandi catene di distribuzione e i prezzi bassi pagati alle produttrici e ai produttori di arance per il loro raccolto sottopongono molte aziende agricole a forti pressioni economiche. Per rimanere competitive, queste ultime ricorrono quindi a manodopera il più possibile a basso costo. Alcune parti di questo sistema sono controllate da strutture mafiose.
Arance amareDocumentario di Elke Sasse Durata: 30 minuti Anno: 2024 Temi: commercio, consumo, commercio equo e solidale, agricoltura Livello scolastico: 3° ciclo Link : https://education21.ch/fr/films/oranges-ameres |
